Cavalcare il Futuro:Intervista a un Giovane Talento del SUP Wave

A soli 14 anni, ha già le idee chiare e i piedi ben saldi sulla tavola. Tra le onde di Fregene, Portogallo, Santa Marinella e il Circeo, sta crescendo una delle promesse più interessanti del panorama italiano. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso, tra gare federali, allenamenti intensi e l’impegno nel sociale.

Testo e foto di Massimiliano Benedetti


•⁠  ⁠Nome: Francesco Maesti , Chicco per gli amici dell’ambiente
•⁠  ⁠Età: 14 anni
•⁠  ⁠Spot del cuore: Fregene (Gilda), Supertubos
•⁠  ⁠Coach: Marco Parri & Leonard Nika
•⁠  ⁠Best Results 2026: 2° cat. Junior / 13° Open (Gare Federali)
•⁠  ⁠Sogno nel cassetto: Diventare un professionista del SUP Wave.

“Il mio percorso è ancora all’inizio, ma continuerò a inseguire le onde con la voglia di crescere ogni giorno.” F.M.

D: Partiamo dalle origini. Tutto è iniziato a Fregene quando eri piccolissimo. Ti ricordi il momento esatto in cui hai capito che il mare non sarebbe stato più solo un “gioco estivo”?

R: È iniziato tutto a quattro anni in un centro estivo. All’inizio era solo un modo divertente per passare le giornate in spiaggia, ma è bastato pochissimo perché scattasse qualcosa. Prima mi sono innamorato del surf da onda, poi è arrivato il SUP. Crescendo ho capito che quella sensazione di libertà poteva diventare qualcosa di serio. Il mare è passato da essere un parco giochi a diventare una parte fondamentale della mia vita.

D: Oggi hai 14 anni e ti dividi tra spot iconici. Dove ti piace uscire di solito con i tuoi amici?

R: Mi trovi spesso allo stabilimento Il Gilda a Fregene, ma mi piace molto spostarmi a Banzai (Santa Marinella) e al Circeo, ma il mio spot preferito in assoluto è Supertubos. La cosa più bella è condividere queste session con i miei amici, come Federico e Ludovico: il surf è anche questo, divertirsi insieme tra una serie e l’altra.

D: Dietro ogni grande atleta c’è una guida. Quanto è stato importante Marco Parri nel tuo percorso?

R: Fondamentale. A 4 anni fu lui a farmi prendere la prima onda e a 11 anni ho iniziato le prime gare di surf sotto la sua guida e ancora oggi è il mio allenatore. Con Marco ho costruito le basi: non solo la tecnica, ma soprattutto la disciplina e il senso del sacrificio. Mi ha insegnato ad affrontare le difficoltà e a non mollare mai, anche quando le condizioni del mare sono proibitive.

D: C’è stato però un momento di svolta durante un camp in Portogallo, a Peniche. Lì hai incontrato un mostro sacro del SUP, Leonard Nika. Com’è stato allenarsi con lui?

R: Leonard è il mio riferimento più importante nel SUP Wave. Allenarmi con lui mi ha aperto gli occhi su quanto fosse alto il livello e su quanto potessi ancora migliorare. Adesso partecipo ai suoi camp circa due volte l’anno. Lavorare con Leonard e Marco mi ha aiutato e mi aiuta ancora tantissimo anche nell’approccio mentale: ora sono molto più concentrato e consapevole dei miei mezzi durante le gare.

D: Quest’anno è stato il tuo debutto nelle gare federali. Com’è andata a La Classica Tunaria e alla Super Surf Battle?

R: Sono state esperienze nuove. Le condizioni meteo della tunaria non erano facili e l’onda di Fregene non mi permette di esprimermi al massimo, ma sono proprio quelle che ti fanno crescere. Per essere le prime gare sono soddisfatto dei risultati: sono arrivato secondo nella mia categoria e tredicesimo nella classifica Open. È un ottimo punto di partenza, ma la strada è lunga. Il mio obiettivo è diventare un professionista e trasformare questa passione nel mio lavoro.

D: C’è un aspetto del tuo racconto che colpisce molto: il tuo impegno sociale con il progetto “Onde d’Inclusione” della Sogno del Surf Academy. Cosa significa per te aiutare ragazzi con disabilità a fare surf?

R: Per me il surf non è solo competizione, è condivisione di valori. In questo progetto serve tanta pazienza e attenzione, ma quello che ricevi indietro è impagabile. Vedere il sorriso di un ragazzo che riesce a stare sulla tavola per la prima volta è una soddisfazione impossibile da spiegare. In quei momenti capisci il spirito vero del surf: dare il massimo in acqua, ma essere una bella persona fuori.

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